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DISCOPATIA

Origini, Diagnosi e Terapia

Il DISCO è un ammortizzatore ad acqua che funziona prevalentemente come sostegno del carico verticale e per il mantenimento della stazione eretta opponendosi alla forza di gravità. E’ formato da una componente periferica di fibre dure intrecciate collegate tra le vertebre e come in un muretto che contiene e separa dal resto del corpo un nucleo gelatinoso che attira l’acqua. Questa struttura si scarica di giorno con il lavoro e si ricarica la notte a secondo della posizone mantenuta durante il sonno soprattutto nelle sue fasi più profonde. Presenta dei segni imponenti di “degenerazione” naturale in vecchiaia perché si deforma continuamente sostenendo il carico in ogni posizione e movimento e per la perdita d’acqua propria di questa età. Cos’è un’ “Ernia del Disco“? E’ un buco che si crea attraverso la sua parte posteriore del muretto legamentoso in cui si infila un frammento di gelatina: se il passaggio è completo siamo di fronte ad una ernia vera, altrimenti si tratta solo di una Protrusione discale in cui il frammento rimane al di sotto del muro posteriore del disco. A secondo della posizione dell’ernia questa produrrà una sintomatologia differente in relazione alle strutture contattate: se comprime una radice nervosa che passa lateralmente a qualche millimetro di distanza  in un canale osseo fra le vertebre, di solito si produce una sciatica, altrimenti prevarrà il dolore vertebralea fascia per la stimolazione della rete nervosa delle meningi che contengono il sacco durale. L’ernia è fonte di dolore nel 50% dei casi e scompare di solito entro i tre anni dall’inizio della degenerazione discale per riassorbimento o si stacca e cade in basso: questo fatto è stato accertato con controlli in serie con RMN o TC . L’ “Ernia del Disco” si localizza maggiormente ove agiscano delle forze di taglio, quindi, alla base della colonna cervicale e lombare (vertebre cerniera fra una struttura fissa ed una più mobile). E’ più frequente prima dei 50 anni quando maggiori sono gli sforzi durante il lavoro, fra i lavoratori che utilizzano martelli pneumatici o che guidano pesanti mezzi di guida. Anche  ogni attività cher imponga sforzi fisici importanti (spostare pesi etc.) può provocare una protrusione erniaria. Le malattie degenerative croniche indotte dal fumo del tabacco costituiscono un importante fattore di rischio nell’evoluzione verso un’ernia del disco intervertebrale per motivi non ancora compresi. La sintomatologia dell’E.D. si riduce spontaneamente in 6 mesi nel 75% dei casi. Il trattamento chirurgico comporta un rischio di ricaduta erniaria pari a 10 volte l’evoluzione naturale.

Per la diagnosi è necessario assolutamente ricorrere all’azione di un medico esperto nello studio e la cura della colonna vertebrale come il Fisiatra, l’Ortopedico, il Neurologo, il Reumatologo o il Neurochirurgo ed il Fisioterapista: solo lo specialista ha l’esperienza adeguata ad escludere in urgenza un pericolo di evoluzione anche definitiva verso i  casi più gravi di paralisi di una gamba o di incontinenza urinaria o fecale. L’intervento neochirurgico in questi casi è necessario e deve essere effettuato in urgenza. La scelta ancora oggi più affidabile è quella della discectomia per laminectomia posterione con asportazione del frammento erniato nella sede della compressione nervosa. L’unica altra situazione che comporta la necessità della soluzione chirurgica è quella dell’instaurarsi di una forma di disabilità  grave della colonna con riduzione dell’autonomia nella vita di tutti i giorni ed impossibilità progressiva a  effettuare le attività della vita quotidiana.  Il trattamento conservativo consente di avere nella fase acuta della malattia discale i risultati migliori, al di fuori delle situazioni a rischio elevato, associando ad una cura aggressiva  e permettendo, se bene eseguito,senza esporsi ai rischi dell’intervento cghirurgico, la continuazione – seppure lievemente attenuata – delle principali attività sociali (lavoro, tempo libero etc.). Il nostro modello di cura conservativa che abbiamo elaborato e migliorato, nel corso di oltre venti anni, in caso di malattia discale si basa sull’associazione armonica dei seguenti mezzi terapeutici:

  • Riposo per un tempo assai breve;
  • Cura Farmacologica a base di miorilassanti e cortisonici seguendo un protocollo ritagliato su misura sulle condizioni cliniche del paziente (basato sui cambiamenti indotti dal dolore e dalla disabilità da valutare con scale di riferimento nel corso della terapia);
  • Fisioterapia intensiva (Tecarterapia, Ultrasuono, Horizzontal therapy, Laserterapia, Onde d’urto, Tens);
  • Interventi Microchirurgici con blocchi del dolore “Teleguidati” (sotto controllo fluoroscopico) per l’infiltrazione mirata dei farmaci o il trattamento selettivo del disco e delle radici;
  • Corsetti di scarico individualizzati per dominare il dolore con obbligo di adeguata fisioterapia;
  • Medicina Manuale ed Osteopatia;
  • Posture di scarico ed esercizi studiati per alleviare il dolore, migliorando la mobilità e favorendo tramite il rilassamento la riduzione degli atteggiamenti antalgici (le deviazioni dolorose della colonna);
  • Rieducazione Posturale secondo Mézières, McKenzie.

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